sabato 16 giugno 2007

16/06/1998

9 anni fà.
E sì, sono passati 9 anni, da quella mattina di un caldo giugno in cui una quarantina di ragazzi si incontrarono in quello che resta sempre un posto di mer.., 9 anni non sono bastati a dimenticare quella giornata.
Ad aspettarci un' altra quarantina di ragazzi come noi che non vedevano l'ora che arrivassero i "missili", per scaricare un paio di mesi di frustrazioni. Ovviamente il tutto faceva parte del gioco, un gioco stupido e senza senso, che aveva le sue regole e i suoi perché, ma andare a spiegare la stupidità di quel gioco a chi era appena uscito dalla Bocconi o da Politecnico non era facile, e nessuno se ne fece carico. 5 mesi passati in assenza di qualsiasi attività intellettiva degna di questo nome. Molti di noi si aspettavano di più, una preparazione degna di questo nome, un minimo di attività tattica, di addestramento militare. Invece niente, si passava il tempo a pulire, marciare in torno al piazzale, correre allo squillo della PAO, o in quelle inutili ore di studio obbligatorio.
Giornate passate in aula con il pollice imboscato, i più fortunati riuscivano a dormire a occhi aperti.
Qualcuno ci credeva e studiava anche la notte, qualcuno passò alla strafottenza massima. Qualcuno si ruppe le balle subito e se ne andò.
Ma il ricordo oggi non può che andare a quella giornata di anni fa. Le urla insensate, le corse inutili, essere buttato violentemente in un mondo sconosciuto.
La prima sera ci portarono a telefonare a casa marciando, tutti implotonati, solo pochi secondi a disposizione per tentare di comunicare qualcosa, ma cosa? Cosa si poteva dire dopo quella giornata? Nulla, non valeva la pena esprimere un solo pensiero. Non conoscevi chi ti dormiva accanto, non sapevi il suo nome, a stento ne riconoscevi la faccia. Senza caffè, stavo male, allora come oggi sono dipendente della caffeina, e quelle tre settimane senza furono atroci, un mal di testa fisso e costante mi distruggeva, giorno dopo giorno.
La sera poi era il momento del contrappello, io ero il più anziano, a me toccava l'onere di presentare la stanza 26. Ne abbiamo prese di punizione. Non ho dormito per circa una settimana. Andavi a letto verso l'una della notte e ti svegliavi alle sei del mattino, ma senza aver dormito. Iniziava un altra giornata con i fatidici 7 minuti, la barba a secco, il pronto intervento e poi a guardare un cornicione. Ore passate a guardare un cornicione. La colazione di corsa e poi a fare un po di giri del piazzale marciando con la banda. Sono le 8! La bandiera si alzava, cantavi un inno che a stento conoscevi, ti giravi verso destra, salutavi il comandate e poi c'era da fare quella curva a sinistra, un incubo ogni mattina.
I mesi passarono e ci siamo abituati, abbiamo fatto amicizia tra di noi, diventammo parte del gioco. Aspettavamo i “missili”, ma non ci fu dato modo di scatenarci contro di loro, meglio così.
Giurammo e ce ne andammo a fare quello che per cui avevamo studiato. Ma arrivati a destinazione, abbiamo trovato un altro mondo, un gioco diverso.
A chi come me è stato là va il mio ricordo. Ho trovato dei grandi amici, forse i migliori che abbia mai avuto.
Con affetto.