Qualche giorno fa, tornando dal lavoro, trovo sull'uscio di casa una busta gialla, grande, di quelle usate per la spedizione di oggetti delicati. Guardo il mittente, un mio vecchio amico, bene quest'amico ha deciso di scrivere un libro, su una esperienza che ci ha visto insieme, quindi ha pensato di inviarne una copia a tutte le persone coinvolte dal libro e di cui aveva gli indirizzi. Il libro parla di un esperienza fatta da 43 giovani che in certo periodo della loro vita si sono ritrovati insieme in una situazione paradossale. Non sto qui a descrivere quello che insieme abbiamo passato, voglio solo porre l'accento su alcune questioni:
- Dopo 9 anni il nostro amico sente ancora l'esigenza di comunicare le sue emozioni a persone ormai distanti da lui;
- Dopo 9 anni fa stampare a sue spese il libro, lo imbusta, e lo spedisce a sue spese a un numero imprecisato di persone;
- Dopo 9 anni il libro è in grado di far emozionare chi lo legge;
Di cosa mai parlerà questo libro? Chi segue questo blog può arrivarci da solo,
per chi leggerà questo post sarà molto difficile, chi ha ricevuto il libro sa di cosa parliamo. Personalmente ho provato a leggere ad alta voce il libro, ma le parole uscivano smorzate dall'emozione, quindi ho abbandonato tale approccio per una lettura di getto ieri notte, nella solitudine della notte. E' stato come un incubo, un incubo che avevi vissuto tanti anni prima ma che ti perseguita, ti insegue e ti colpisce ancora. Un incubo che ti fa pensare a quanto sei stato fragile, a quanto le tue certezze e convinzioni siano svanite nel giro di poche ore, a come la fiducia in te stesso è crollata, a come ti sei ritrovato in un buco nero, in un vicolo cieco, senza una luce e senza la forza di reagire.
Eravamo tanti, tutti nel fiore degli anni, pieni di vita e forza, al massimo della vitalità, pronti ad affrontare tutto, tranne quello che ci è poi capitato.
Essere buttati in un gioco senza un nesso apparentemente logico, un gioco che non aveva un fine, era fine a se stesso.
Il libro mi ha ricordato diverse cose angoscianti, ma questa sera voglio parlare solo di un paio di queste:
- La prima quando stavi male fisicamente e restavi per un giorno fuori dal gioco, li avevi circa 12 ore per stare con te stesso e pensare, e quei pensieri facevano più male di tutto il resto, eri solo con te stesso e non ti riconoscevi più, ti guardavi nello specchio della tua coscienza e non capivi chi eri veramente. Non riuscivi a capire se eri quello che in quel momento stava male o quel giovane di cui avevi un parziale ricordo. Sono attimi allucinanti, ti passa davanti la tua vita e non riesci a capire chi sei veramente. Poi un attimo di lucidità e vedi la realtà per quello che è, rivedi la tua vita, rivedi il tuo "essere", quindi sbatti la porta al gioco e ti riprendi la tua vita. Manca ancora del tempo alla fine ormai hai deciso che il gioco non vale la candela.
- La seconda quando ritornavi alla normalità, l'incapacità di staccare la spina, la certezza di non essere compreso, vedere che per gli altri non era cambiato nulla, per te era cambiato tutto. Per te nulla era come prima, eri andato all'inferno ed eri tornato, ma per gli altri eri stato solo un po' lontano. In quei giorni descrivevi ossessivamente il gioco e gli altri ti guardavano come si guardo un vecchio rimbambito che racconta di cose lontane. Nessuno capiva, nessuno poteva capire.
Quando sei nel gioco, questo assorbe il 100% delle tue energie, del tuo tempo, della tua vita. Non esiste più la donna, lo sport, gli hobby, la carriera. Non esiste più nulla! Sei solo tu, altri 42 come te contro decine di anni di idiozie stratificate.
Finito il gioco impieghi mezza giornata a capire che non serviva a nulla, che era fine a se stesso. Solo un gioco stupido, un modo come un altro per passare il tempo.
Se una società può poi permettersi di sciupare il proprio tempo, questo è un altro paio di maniche.
Il bello di tutto questo è che dopo 9 anni ancora stiamo qua a pensare a ciò che è stato. Forse l'esperienza ci ha marcato a vita, ne portiamo ancora i segni, le ferite che si sono rimarginate sono diventate cicatrici nell'anima. Ognuno ne è probabilmente uscito in modo diverso, ognuno ha la sua vita. Sono 9 anni che non ci vediamo tutti insieme, forse non ci rincontreremo mai, forse....
Ripenso a quei luoghi, a come è diversa ora la mia vita. Non credo che mi è servito a molto, non mi ha fatto crescere, non mi ha dato sicurezza, non mi ha fatto diventare più forte, forse ora conosco meglio i miei limiti, so che non puoi mai essere certo di te stesso, so che da un giorno all'altro ti puoi trovare in situazioni cui non avevi mai pensato e che puoi sentirti con l'acqua alla gola.
Ma la cosa che mi faceva più male era sentirsi un peso per gli altri.
Con questo post voglio ricordare tutti e 43, voglio stringere le mani di tutti, voglio ricordare quello che è stato.
Grazie Zanzo.